Regalati un’esperienza di Tantra in Treviso

Tra luci soffuse e rilassanti, incensi e profumi la tantrica Soraya ti accoglierà nel suo tempio del Tantra in Treviso pronunciando una semplice parola: Namastè.

Origini del Namastè.

Le origini del termine risalgono all’ancestrale cultura indù. Namastè, in sanscrito “namas”, significa “saluto”, “salutare con reverenza” e “te” (ossia “a te”). Deriva etimologicamente da NAM (prostrarsi, inchinarsi); nasce dalla cultura indù e viene usato comunemente in molte regioni asiatiche.

Ha una connotazione fortemente spirituale, che conferisce al termine un significato molto profondo quindi può essere tradotto con “saluto (e quindi mi inchino a) le qualità divine che sono in te”.

Mentre si pronuncia “namastè” si uniscono le mani con il gesto (o mudra) in segno di preghiera, ponendole al centro del petto e si china leggermente il capo. Questa pratica è chiamata “anjali” o “pranam” e significa “onorare”, “celebrare”.

L’unione delle mani rappresenta l’unione tra spirito e materia: la mano destra è la natura divina, la sinistra la terrena. Inoltre il namastè può assumere una connotazione più mistica se si portano le mani unite alla fronte, tra le sopracciglia. Qui infatti risiede il sesto chakra Ajna.

Così facendo non solo si riconosce l’eguaglianza fra gli esseri, ma si sta anche riconoscendo la presenza divina in noi e nell’altro.

Il saluto induista si colloca in un livello superiore rispetto a quello occidentale: infatti, se in questo caso si saluta un amico o un conoscente stringendogli la mano, rivelando semplicemente la sua umanità, nel saluto indù si accorda e riconosce anche l’essenza e la sacralità di ognuno.

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Primo contatto nel rituale Tantra: il Namastè.

Visto che nel tantra si attrae solo un proprio simile “tantrico/a”, poiché non può esserci altrimenti condivisione e avvicinamento, il Namastè diviene un momento fondamentale poiché rappresenta il primo contatto tra due persone.

Fin dal saluto si pongono le basi per lo scambio che avverrà successivamente: se infatti si creerà un rapporto di fiducia e, di conseguenza, uno stato di totale rilassamento, si verificherà uno scambio di energia.

Solo una persona consapevole, totale e integra potrà provare l’emozione e il benessere di questa emozione che sarà una sorta di gioco, chiamato “samadhi”, termine sanscrito che significa “mettere insieme”, “unire con”. Indica infatti l’unione del meditante con l’oggetto della meditazione.

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E visto che il Namastè può essere utilizzato anche come “arrivederci”… Namastè a tutti!